Considerazioni chiropratiche

L’osteoartrite, dal punto di vista del chiropratico, è prevalentemente un fenomeno che riguarda gli anziani. Le sue manifestazioni, come si può osservare dalle immagini radiografiche, consistono in becchi e manifestazioni osteofitiche che si proiettano dai corpi vertebrali. Tali manifestazioni possono essere isolate o diffuse lungo tutta la colonna e possono anche assumere l’aspetto di ponti che uniscono due vertebre, riducendone così la mobilità o immobilizzandole addirittura. Nei casi più gravi tali ponti possono unire varie vertebre creando il blocco di tutta una regione della colonna con enorme riduzione del movimento.

Il tipo d’artrosi sopra descritto si chiama artrite degenerativa. Si manifesta in modo insidioso, spesso come risultato di traumi, microtraumi o sforzi, sia fisici o meccanici, che possono interessare il sistema delle unità vertebrali. Nei legamenti che uniscono le vertebre spesso si depositano, a causa di questi fenomeni, minerali che poi calcificano.

Questo cambiamento è sovente un fenomeno di compensazione, un mezzo di adattamento agli stress a cui è sottoposta la colonna vertebrale. Generalmente non è causa di dolore o problemi neurologici fino a quando un avvenimento esterno disturba gli equilibri del corpo: una sublussazione, un incidente o un trauma alla colonna. In base alla mia esperienza clinica, spesso i pazienti, anche ad ottanta, novantanni, possono non risentire di dolori o disturbi originati dalla loro condizione di sofferenti di osteoartrite.

Può succedere abbastanza frequentemente che pazienti sulla sessantina, dopo aver subito un incidente automobilistico relativamente lieve, si lamentino di soffrire di dolori, anche acuti, alla colonna successivamente al trauma. Spesso, dopo una radiografia alla zona del dolore che evidenzia una certa quantità di osteoartrite, spieghiamo ai pazienti che il dolore è originato da un disturbo ai processi artritici della colonna. Sovente la prima reazione è di negazione, di dire “non ho mai avuto l’artrite prima dell’incidente”. In effetti, l’artrosi c’era; semplicemente il paziente non ne era al corrente perché non generava dei sintomi, fino al trauma che ha rotto degli equilibri.

L’approccio chiropratico verso l’artrite degenerativa, generalmente, consiste nell'identificare le sublussazioni locali, se presenti, ridurle (aggiustarle, n.t.) con la forza, direzione e quantità necessarie.

Lo sviluppo iniziale dell’osteoartrite o di altre modifiche patologiche delle ossa può essere dovuto a cambiamenti d’origine endocrini o metabolici. I cambiamenti ossei che si manifestano nella malattia di Paget possono essere dovuti ad una produzione eccessiva di tiroxina e, ad esempio, i cambiamenti che si manifestano nell’acromegalia possono essere dovuti ad un’eccessiva secrezione di somatomedina. L’iper produzione delle ghiandole paratiroidee può produrre diffuse alterazioni ossee mentre l’isterectomia o la menopausa sono sovente associate, nella popolazione femminile, a cambiamenti ossei dovuti a livelli d’estrogeno ridotti.

Le condizioni sopra descritte possono essere ricondotte ad interferenze nervose a livello dei nervi spinali D1-2, di cui alcune fibre sono in sinapsi con i neuroni presenti nel ganglio cervicale superiore (per la ghiandola pituitaria) o ganglio cervicale medio (per le ghiandole tiroidee e paratiroidee). Le ovaie e l’utero sono innervate dai nervi provenienti dalla parte bassa dorsale e alta lombare, le cui fibre sono in sinapsi con i gangli paravertebrali lombari e sacrali.

Inoltre, poiché l’ipotalamo dà origine a fibre che controllano tutte le funzioni endocrine, non si può non riconoscere la profonda importanza che riveste la zona atlanto occipitale dove l’ipotalamo è situato. Le sue fibre passano attraverso la base del cervello (brain stem) e la parte cervicale della colonna e entrano in sinapsi con le cellule medio laterali dei livelli cervicali e toracici della colonna.

In conclusione, il tipo d’artrosi condiziona l’area della colonna alla quale il chiropratico deve rivolgere maggiormente l’attenzione; nel caso dell’artrite degenerativa può essere un segmento locale ad essere interessato, con il risultato di alterare le relazioni tra le strutture ossee e causare una sublussazione con conseguente interferenza del messaggio nervoso. Nel caso di disfunzioni metaboliche o endocrine, il chiropratico concentrerà la sua attenzione sui segmenti D1-D2, D10-D12 e/o la cerniera atlanto occipitale.

Considerazioni tecniche sui pazienti afflitti da osteoartrite

I pazienti si presentano ai chiropratici con varie manifestazioni della sublussazione e l’osteoartrite è quella più comune e la peggior causa di disagio tra gli adulti.

L’osteoartrite peggiora lentamente, affliggendo principalmente le cartilagini delle articolazioni e, in genere, si sviluppa in seguito a traumi, sia acuti sia ripetitivi.

Spesso a questa degenerazione è associata una certa quantità di dolore e, poiché nella cartilagine non sono presenti terminazioni nervose, si suppone che tali sintomi abbiano origine in altre strutture dell’articolazione tipo l’infiammazione articolare, la distensione della capsula articolare, contrazioni muscolari, contratture della capsula articolare o la pressione diretta sull'osso dovuta alla riduzione della quantità di cartilagine dell’articolazione. Tali dolori sono generalmente più acuti di mattina e generalmente migliorano dopo circa 30 minuti d’attività. Kirkaldy-Willis (“Tecniche chiropratiche: Procedure e Principi, 2ª edizione” Peterson D.H., Bergman T.F. Mosby 2002, pag. 46) descrive il fenomeno della degenerazione vertebrale quale conseguenza di un alterazione meccanica locale. L’iniziale alterazione della disfunzione individuale di un segmento motorio, che conduce all’ipomobilità, è secondaria all'alterazione del tono muscolare segmentario e della sua funzione. Se l’alterazione meccanica persiste, il carico anormale ripetitivo che si crea porta all'instabilità dell’articolazione dovuta alla lassità capsulare e deformazione interna del disco. Quando tale alterazione è sufficientemente progredita si avrà come conseguenza una artrite degenerativa e le sue manifestazioni saranno evidenti sulle radiografie. La stabilizzazione dell’articolazione, attraverso fibrosi dei tessuti molli e osteofiti ossei, è lo stadio finale della malattia.

Panjabi (“Elementi fondamentali di Chiropratica”. Redwood D., Cleveland CS III. Mosby 2003, pg. 160) spiega inoltre che con la degenerazione il nervo può perdere una parte della sua elasticità e creare aderenze al foro intervertebrale, rendendo così più difficile lo scivolamento del nervo nella sua sede e più soggetto alle forze compressive che si sviluppano nella colonna. Queste pressioni e irritazioni, se ripetitive e croniche, possono portare all'infiammazione della radice del nervo.

L’aspetto radiografico dell’osteoartrite può essere riassunta dalla riduzione non uniforme dello spazio dell’articolazione, dagli osteofiti, dalla sclerosi subcondrale e dalla deformazione e non allineamento dell’articolazione. La degenerazione della colonna può manifestarsi a livello delle faccette articolari, dei foramina intervertebrali, delle articolazioni costo vertebrali e costotrasverse. A causa della relazione, sia anatomica sia fisiologica, che accomuna disco e faccette articolari, la degenerazione artrosica che si manifesta su un elemento può estendersi all’altro. La degenerazione discale si presenta generalmente con una riduzione dell’altezza del disco, osteofiti e speroni ossei, mal posizionamento dell’articolazione; inoltre possono essere presenti ernie di Schmorl. La degenerazione della parte esterna del disco è caratterizzata da osteofitosi marginale.

Quando si hanno in cura pazienti che manifestano sintomi di osteoartrite della colonna è importante che l’identificazione e la rimozione delle sublussazioni avvenga nello stadio iniziale del processo al fine di evitare una degenerazione irreversibile e permanente della colonna. Nella maggior parte dei casi queste degenerazioni sono limitate e così minime che l’individuo, il paziente riesce a adattarsi ai cambiamenti senza alterazioni strutturali o funzionali. Il chiropratico, vista la presenza di tali segni artritici, deve considerare le radiografie e l’anamnesi del paziente al fine di determinare lo specifico luogo d’alterata funzionalità meccanica.

Nonostante esistano poche contro indicazioni assolute ai trattamenti chiropratici, alcuni evidenze cliniche necessitano di un’attenzione particolare; nel caso dell’osteoartrite la capacità del paziente di assumere alcune posizioni per l’aggiustamento è importante.

Il chiropratico, nel trattare il paziente afflitto da osteoartrosi deve ricordare bene due cose: procedere lentamente e con calma al posizionamento del paziente e usare degli aggiustamenti più leggeri e meno profondi. Meglio fare meno che troppo. Spesso i pazienti afflitti da questi tipi di problemi sono quelli che reagiscono meglio e dove un trattamento, che può forse sembrare più superficiale, dà i risultati migliori e una sensazione di benessere più duratura.

Donald Gran, M.S.Ed., D.C., L.C.P.(Hon)

By Dr. G.O. Schmiedel D.C.

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