Che cos’è la sindrome del tunnel carpale?

Tradizionalmente, si riferisce ad uno stato sintomatico che include bruciore, parestesia (formicolio) alla mano o alle dita pollice, indice e medio e, in casi avanzati, gonfiore e perfino atrofia di alcuni muscoli della mano. La presenza di questi sintomi insieme porta solitamente ad una “diagnosi” di sindrome del tunnel carpale. Le cause sono attribuite a trauma, gravidanza, diabete ed obesità ed i trattamenti sono solitamente limitati all'immobilizzazione, iniezioni di cortisone o di farmaci anti-infiammatori ed infine chirurgia.

Questi trattamenti sono del tutto mirati ai sintomi, senza prendere in considerazione le cause ed i rischi degli effetti collaterali, e per questo spesso sono inefficaci perfino a ridurre gli stessi sintomi.

La chiropratica ed il tunnel carpale

La chiropratica è una professione olistica che invece di trattare unicamente i sintomi, deve anche capire i problemi funzionali che possono avere un’influenza determinante sull'anatomia provocando gli stessi. Le cause delle disfunzioni si trovano nella vita quotidiana del paziente e sono collegate alle posizioni in cui lavora, dorme o rimane per troppo tempo, ai traumi piccoli e grandi, agli squilibri di tipo muscolare ed alimentare, al problema neurologico causato da alterazioni nella funzione cervicale ed insufficienza vascolare.

La posizione in cui si lavora può essere decisiva in molti casi per i movimenti o le posizioni richieste e per la durata dell’attività. Per esempio, movimenti ripetitivi possono causare disfunzione ed irritazione dei muscoli della scapola, innescando delle disfunzioni ed alterazioni strutturali lungo la catena chinematica dalla spalla alla mano, producendo i sintomi del tunnel carpale. I soggetti a rischio sono molti, come per esempio operai, casalinghe, sarte, muratori ed operatori informatici, per menzionarne solo alcuni, e qui il chiropratico deve anche saper indagare per capire meglio come si potrebbero modificare i movimenti o le posizioni colpevoli.

Meccanismi della sintomatologia del tunnel carpale.

Quando si parla dei sintomi soprannominati, si devono capire i complessi meccanismi della catena chinematica, iniziando dalla scapola, che rappresenta la struttura chiave di tutti i movimenti della spalla e conseguentemente di tutte le altre componenti muscolo-scheletriche da lì fino alla mano. Dalla scapola dipendono muscoli come i bicipiti, tricipiti, deltoide, coracobrachiale, pettorale, infraspinato, supraspinato e gran dorsale che hanno una diretta influenza biomeccanica sull’omero, radio e ulna, e che così contribuiscono a creare problemi nella catena chinematica causando alterazioni strutturali anche al polso.

Anatomia locale

Conoscere l’anatomia locale della sindrome del tunnel carpale significa cominciare dalla scapola e procedere fino alle dita, perché a guardare solo il polso vuol dire applicare una visuale strettamente sintomatica non valutando la biomeccanica globale che determina la giusta funzione e posizione anatomica delle strutture interessate.

Al livello osseo, dobbiamo considerare la scapola, la clavicola, l’omero, il radio, l’ulna, otto ossa carpali, cinque metacarpi e 14 falangi. Ancora più importante è conoscere le articolazioni tra loro, come l’acromio-clavicolare, scapolo-omero, omero-ulnare, radio-ulnare, sterno-clavicolare, e le multiple articolazioni carpali e carpo-falangee, tutte in grado di produrre i sintomi che riguardano tale sindrome, se la loro funzione viene alterata da problemi biomeccanici locali o remoti.

I problemi biomeccanici sono causati da disfunzioni muscolari lungo la catena chinematica, quindi è essenziale capire l’origine ed inserzioni muscolari, per poter comprendere le azioni coordinate tra di loro, cui la mancanza o alterazione significherebbero disfunzione, dolore e altri sintomi già noti.

La Diagnosi Chiropratica

Questa valutazione è il momento più importante nell'affrontare qualsiasi problema di salute, e per la sindrome del tunnel carpale lo è ancora di più, visto la complessità del problema. La denominazione stessa è ingannevole perché una “sindrome” significa solamente una serie di sintomi che quando si presentano insieme prendono quel termine medico. Il problema, però, non viene quasi MAI da quella zona anatomica, dove passano i tendini dei muscoli flessori delle dita, che è rinchiusa dal legamento carpale traverso, né da una vaga “infiammazione della guaina tendinea”, ma è il risultato di una serie di disfunzioni biomeccaniche che come minimo coinvolgono la spalla, il gomito, e tutti i muscoli della catena chinematica che hanno un’influenza sulla scapola, omero, radio, ulna e le articolazioni carpali, metacarpali e falangiali. Non basta constatare il dolore, gonfiore e altri sintomi, ma bisogna ricercare e correggere le disfunzioni che li producono.

Il chiropratico comincia le sue indagini spesso con un’analisi della deambulazione in modo di accertarsi che non ci sono disfunzioni altrove che potrebbero contribuire al problema. Per esempio, una disfunzione a livello sacro-iliaco causerebbe la spalla a lavorare in modo anomalo con la possibilità di alterare la normale biomeccanica del braccio (il muscolo gran dorsale ha la sua origine lungo il rachide lombare e la cresta dell’ileo e la sua inserzione proprio sull’omero). Accertato che non esistono problemi remoti, si procede ad esaminare la mobilità delle articolazioni dalla spalla in giù, aggiustando eventuali disfunzioni o ipomobilità articolari, ed infine ogni muscolo della catena chinematica dell’arto superiore è esaminato individualmente, per capire il suo livello di funzione e la sua integrazione coi sinergisti ed antagonisti.

Il Trattamento

I trattamenti comunemente praticati sono i FANS (farmaci antinfiammatori non-steroidi), il cortisone e la chirurgia. Tutti i trattamenti sopraelencati sono mirati alla sintomatologia, lasciando inalterate le cause. I FANS e il cortisone hanno lo scopo di eliminare l’infiammazione, ma sono molto limitati nell'efficacia e durata perché le disfunzioni locali e remote persistono ed è noto che i FANS accelerano la degenerazione della cartilagine articolare creando problemi permanenti. La chirurgia agisce tagliando il legamento carpo traverso con lo scopo di allargare il tunnel carpale, lasciando sempre le cause locali e remote che sono i veri problemi da correggere. Il legamento che da stabilità al passaggio dei tendini non è la causa, quindi perché eliminarlo?

L’intervento chiropratico, invece, non è invasivo e ha lo scopo di correggere le disfunzioni locali e remote con metodi conservativi come aggiustamento articolare chiropratico, trattamenti per migliorare la circolazione intramuscolare, ed esercizio per riportare un equilibrio muscolare generale.

Prevenzione

La prevenzione consiste prima nel capire quali sono i movimenti ripetitivi o le posizioni da cambiare. Il chiropratico può aiutare ad individuarli e suggerire movimenti alternativi che non creano nuovi problemi. Una vita sedentaria deve essere modificata in maniera da mantenere un buon tono muscolare facendo attività ginnica con attenzione ed in modo bilanciato per ottenere il giusto equilibrio e rapporto muscolare.

E dal momento che prevenire è meglio che guarire vi regalo alcuni esercizi che possono sia prevenire che aiutarvi se siete afflitti dalla sindrome del tunnel carpale.

 
 
 
Allungamenti del collo in piedi
Trovate una posizione eretta confortevole con le braccia allungate contro i fianchi del collo. Piegate dolcemente la testa su di un fianco, senza girarla o ruotarla. Mantenere 10 - 20 secondi provando una sensazione di stiramento confortevole sul fianco opposto a quello in cui state piegando la testa. Prestate attenzione a non fare alzare la spalla o contrarre i muscoli delle spalle o scapole. Ripetere 2 - 3 volte per lato, senza raggiungere la soglia del dolore.
 
 
 
 
 
Deltoide posteriore, muscoli della scapola
Allungate un braccio davanti a voi, poi portatelo in fronte al petto aiutandovi con l’altra mano appoggiata sul dietro del gomito. Lasciate che il braccio si allunghi e lasciate scivolare la scapola in avanti. Mantenere 20 - 30 secondi, ripetere 2 - 3 volte con ogni braccio.
 
 
 
 
 
 
Tricipiti
Piegate il braccio destro verso l’alto e portate la mano dietro il collo. Piazzate la mano sinistra sul gomito e dolcemente spingete la mano destra in giù lungo il collo e la scapola. Il braccio destro deve essere mantenuto vicino all’orecchio. Dovreste sentire lo stiramento nella parte posteriore del braccio destro. Mantenere 20 - 30 secondi, ripetere 2 - 3 volte con ogni braccio.
 
 
 
 
 
Flessori del polso (gomito del golfista)
Alzate il braccio teso davanti a voi con il palmo della mano faccia in giù. Usando la mano opposta, piegate la mano verso il basso fino ad avere le dita puntate verso il soffitto. Dovreste avvertire uno stiramento confortevole nei muscoli tra dita, polso e gomito nella parte inferiore del braccio. Mantenere 20 - 30 secondi, ripetere 2 - 3 volte con ogni braccio.
 
 
 
 
 
Estensori del polso (gomito del tennista)
Alzate il braccio teso davanti a voi con il palmo della mano faccia in giù. Usando la mano opposta, piegate la mano verso il basso fino ad avere le dita puntate verso il pavimento. Dovreste avvertire uno stiramento confortevole nei muscoli tra polso e gomito nella parte superiore del braccio. Mantenere 20 - 30 secondi, ripetere 2 - 3 volte con ogni braccio.
 
 
 
 
 
Dr. John Williams D.C.

Presidente Associazione Italiana Chiropratici

 

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