La filosofia chiropratica di D. D. Palmer forniva una spiegazione dei principi impiegati nella sua arte di guarigione. Palmer dichiarava che le funzioni vitali erano “controllate” dall’Intelligenza Innata, che era a sua volta sotto il controllo di un’Intelligenza Universale (spirito). Egli definì inoltre “acquisita” l’intelligenza che si acquista attraverso le esperienze della vita. Tale Intelligenza Acquisita fornisce all’Intelligenza Innata una conoscenza dell’ambiente in cui l’organismo si trova e nel contempo serve a “mantenere, riparare e regolare la struttura scheletrica…” in un ambiente in costante cambiamento. 

Le percezioni dell’Intelligenza Acquisita rappresentano le “convinzioni” personali e queste convinzioni guidano il comportamento dell’Intelligenza Innata. Secondo Palmer “l’Intelligenza Acquisita imprime sull’Intelligenza Innata i suoi pensieri, indirizzandone, più o meno, le funzioni. 

 

 

Se le esperienze di apprendimento sono piene di errori e percezioni errate, allora l’Intelligenza Acquisita, inavvertitamente, può guidare nella direzione sbagliata l’operato dell’Intelligenza Innata onnisciente. Palmer disse che “l’Intelligenza Acquisita disturba e preoccupa l’Intelligenza Innata quando tenta di assumere il controllo in cose che l’Intelligenza Innata conosce e conoscerà sempre mille volte meglio”. 

 

 

Si riferiva al fatto che le percezioni errate dell’Intelligenza Acquisita potrebbero causare la malattia, il “mal-essere”, se trasmettessero informazioni sbagliate all’Intelligenza Innata. Palmer asserì inoltre che una delle principali cause di malattia era rappresentata dall’Autosuggestione, cioè dall’Intelligenza Acquisita che parla da sola.

 

 

D. D. Palmer fu espulso dalla Palmer School of Chiropractic undici anni dopo aver fondato la scienza chiropratica. In seguito, la sua filosofia venne alterata, eliminando il concetto di “spirito” dall’Intelligenza Innata e quello di Autosuggestione - il ruolo della mente sulla materia - come causa di “mal-essere”.

Queste nozioni, considerate troppo metafisiche o religiose, vennero eliminate nel tentativo di rendere la chiropratica più scientifica, più accettabile per il mondo “convenzionale”.

Negli ultimi ottanta anni, la professione è stata sottoposta al tentativo sommerso di allineare la scienza chiropratica a quella allopatica, in quanto i biologi hanno fatto grandi passi avanti nel capire i meccanismi della vita.

Attualmente, la biologia convenzionale riconosce che le caratteristiche fisiche e il comportamento di un organismo sono definiti dalle sue componenti proteiniche. Poiché la natura delle proteine è “programmata” nel DNA, la scienza medica riconosce la seguente scala gerarchica per ciò che riguarda il flusso di informazioni all’interno di un sistema vivente: DNA>RNA>Proteina. Basandosi su questo schema, il pensiero contemporaneo della biomedicina è preoccupato dal concetto del determinismo genetico, la convinzione che l’espressione vitale di un organismo sia in primo luogo sotto il “controllo” dei suoi geni.

Con l’approssimarsi del nuovo millennio, la ricerca cellulare d’avanguardia presenta oggi una visione profondamente diversa. La differenza principale riguarda il fatto che i geni non sono autoemergenti. 

Ciò significa che sono incapaci di attivarsi o disattivarsi da soli, che non possono “controllare” la propria espressione. Ovviamente questo fatto contrasta con il concetto secondo cui i geni “determinano” le nostre caratteristiche.

Come sono allora controllati i geni? All'interno del nucleo cellulare, le molecole di DNA (materiale genetico) sono incapsulate in uno strato di proteine regolatrici. I geni nascosti (ovvero incapsulati nell’involucro proteico) sono inattivi. La rimozione dello strato di proteine espone il gene e permette la sua attivazione. La combinazione e il rilascio delle proteine regolatrici sono controllati da “segnali ambientali”.  Di conseguenza, il “controllo” attivo dell’espressione cellulare è nelle mani dell’ambiente e non risiede nel dominio dei geni.

Contrariamente alla teoria della regolazione genetica, la versione rivista del flusso di informazioni rivela che l’ambiente rappresenta la sorgente primaria di controllo: 

Ambiente > proteine regolatrici > DNA > RNA > Proteine

L’elaborazione delle informazioni ambientali e la sua traduzione in comportamento biologico sono effettuate dalla membrana cellulare, la “pelle” delle cellule. La membrana separa l’ambiente esterno alla cellula dall’ambiente interno che le è proprio, il citoplasma. La discussione che segue fa riferimento all'illustrazione sotto riportata.

 

 

I dispositivi di ingresso (INPUT) della cellula sono i recettori proteici presenti su entrambe le superfici della membrana. I recettori rivolti verso l’interno “leggono” le condizioni ambientali del citoplasma. Essi ricevono informazioni circa il pH del citoplasma, il bilancio salino, il potenziale di membrana, la disponibilità di metaboliti e di energia e altri parametri relativi alla fisiologia della cellula.

I recettori proteici disposti sulla superficie esterna della membrana forniscono alla cellula informazioni sull’ambiente esterno. Tali informazioni, trasmesse dai recettori esterni, permettono alla cellula di “navigare” nel suo microcosmo. I recettori interni si occupano di bisogni viscerali, quelli esterni regolano principalmente i comportamenti somatici; ne consegue che le informazioni esterne influenzano profondamente il comportamento e il citoscheletro della cellula.

Per Elaborare le informazioni ambientali (es. convertire i segnali in risposte biologiche), i recettori “attivati” si uniscono a proteine complementari denominate effettori.

L’attività di tali proteine, che comprendono canali ionici, enzimi e parti del citoscheletro, è controllata da proteine-recettori. 

Il comportamento (OUTPUT) è mediato da effettori attivati. Gli effettori fungono principalmente da “interruttori” o “messaggeri secondari” che “attivano o disattivano” percorsi proteici più complessi all’interno della cellula.

Gli effettori proteici regolano i percorsi citoplasmatici, che includono, tra gli altri, motilità, digestione, eliminazione delle scorie e respirazione.

Anche il sistema MNEMONICO della cellula, i geni, è controllato dalla membrana. A volte le cellule ricevono segnali ambientali che necessitano di risposte specifiche, ma, può avvenire che siano sprovviste, nel citoplasma, delle proteine necessarie ad attivare il comportamento richiesto. In tal caso, complessi proteici recettore-effettore attivati sono in grado di bersagliare le proteine regolatrici che ricoprono specifici geni.

Questi “messaggeri” della membrana, detti fattori trascrizionali, alterano il legame delle proteine regolatrici provocandone il distacco dal DNA e dunque esponendo i geni specifici che devono essere letti. Questo è il meccanismo con cui i “segnali ambientali” controllano l’espressione genetica. Venendo a contatto con nuovi ambienti, la cellula è in grado di adattare dinamicamente la sua lettura genetica per soddisfare qualunque esigenza ambientale.

Di conseguenza, la risposta strutturale e comportamentale della cellula rispecchia l’ambiente esterno dell’organismo.

Il ruolo primario dell’”ambiente” nel controllo dell’espressione genetica emerge da recenti studi sulle cellule staminali. Le cellule staminali, analogamente alle cellule embrionali multipotenziali, proliferano formando vaste colonie di individui indifferenziati. Il destino di sviluppo di tali cellule può essere “controllato” sperimentalmente intervenendo a regolarne l’ambiente. I segnali ambientali attivano i fattori trascrizionali delle cellule staminali, i quali a loro volta selezionano specifici programmi genetici che ne controllano la differenziazione. 

I geni sono “programmi” codificati che rendono in grado l’organismo in quanto individuo e le specie nel loro complesso di sopravvivere. Tali programmi possono essere suddivisi in due gruppi funzionali. Un gruppo, che rappresenta i meccanismi di “accrescimento”, è espressamente concepito per provvedere alla costruzione fisica e al mantenimento fisiologico. Tuttavia, un organismo che possedesse soltanto meccanismi di accrescimento tanto varrebbe chiamarlo “cibo” e sarebbe destinato a una rapida estinzione. Le minacce ambientali sono gestite dal secondo gruppo di geni, che codificano programmi di “difesa”. Questi geni rendono possibili meccanismi fisici e comportamenti che sono impiegati in situazioni di pericolo. 

Sopravvivenza = Programmi di accrescimento + Programmi di difesa

I comportamenti di difesa non procurano accrescimento e vice versa. Comportamenti di accrescimento e comportamenti di difesa richiedono entrambi un consumo di energia da parte dell’organismo. La capacità di un individuo di crescere e riprodursi dipende in ultima istanza dalla quantità di energia disponibile a sostegno di questo processo. Ma anche la sua capacità di difendersi dipende dalla stessa fonte di energia.

Quando adottano comportamenti di difesa, gli organismi prelevano energia dalle loro riserve, lasciandone meno per i processi di accrescimento. In condizioni estreme di stress ambientale, la domanda di difesa può esaurire la disponibilità energetica al punto che l’organismo muore per incapacità di sostenere le normali funzioni metaboliche. In parole povere, la sopravvivenza è inversamente proporzionale al fabbisogno di difesa. Maggiore difesa equivale a minore accrescimento.

Sopravvivenza = Accrescimento/Difesa

I comportamenti di accrescimento sono associati al carattere dell’attrazione. Gli organismi sono “attratti” dagli elementi dell’ambiente che ne favoriscono il sostentamento (es. cibo, acqua, aria, il compagno o la compagna…). Al contrario, i comportamenti di difesa sono più spesso associati alla repulsione. Le risposte difensive a stimoli di minaccia sono caratterizzate da una “postura” che riflette la tendenza a evitare il pericolo. I comportamenti di accrescimento e di difesa possono essere prontamente distinti osservando la motilità delle cellule. Le cellule che esprimono accrescimento “vanno verso” (attrazione) gli stimoli ambientali di sostentamento, mentre le cellule che esprimono difesa si allontanano (repulsione) dagli stimoli di minaccia. Il comportamento degli organismi unicellulari sembra avere un andamento di tipo “digitale”, o vanno verso gli stimoli positivi (+) o si allontanano da quelli negativi (-).

Studi recenti sui meccanismi di controllo molecolare sostengono questa natura “digitale” del comportamento regolatore. Si è constatato che le cellule possiedono interruttori “in serie” che, collettivamente, sbarrano percorsi di accrescimento, passando a comportamenti di difesa, in risposta a uno stress ambientale. 

Accrescimento e difesa sembrano essere comportamenti reciprocamente esclusivi: una cellula non può essere contemporaneamente in modalità di accrescimento e di difesa. Semplicemente, non può avanzare e recedere allo stesso tempo.

L’interazione dinamica tra segnali ambientali e geni di accrescimento-difesa ha prodotto l’evoluzione di una “Intelligenza Innata” che ha consentito alle cellule di “leggere” i segnali ambientali e invocare appropriati meccanismi di sopravvivenza. Per i primi tre miliardi di anni di vita, la Terra era abitata da organismi unicellulari che sopravvivevano impiegando un’Intelligenza Innata individualizzata. Cinquecento milioni di anni fa, singole cellule si unirono, formando “colonie” in cui le cellule stesse potevano mettere in comune la consapevolezza del proprio ambiente. Più consapevolezza significa maggiori probabilità di sopravvivere per l’organismo.

Le prime comunità erano solo “associazioni senza vincoli” in cui tutti gli individui esprimevano le stesse funzioni. In qualunque momento una cellula poteva lasciare la colonia, dividersi e dare inizio per conto suo a una nuova colonia. Le colonie cellulari originarie contenevano da un minimo di quattro a un massimo di varie centinaia di individui e le comunità multicellulari avevano bisogno di un linguaggio di comunicazione, perché la sopravvivenza dipende da organizzazione e coordinazione delle attività comunitarie. Nei gruppi di piccole dimensioni, la comunicazione era coordinata da quelli che furono i primi neurotrasmettitori, nonché dalle frequenze vibrazionali, scambiati liberamente tra le cellule saldamente unite. 

Con l’evolvere dei meccanismi di intelligenza comune, le colonie di maggior successo riuscirono a sostenere popolazioni cellulari più ampie. Giunse un momento in cui le colonie furono fisicamente così grandi, che svolgere tutti lo stesso “lavoro” divenne improduttivo. Le comunità maggiori cominciarono a suddividere i compiti legati alla sopravvivenza tra i membri della popolazione. Ciò diede luogo alla differenziazione, un processo in cui le cellule cominciarono a esprimere funzioni specializzate, per esempio, in quanto elementi epiteliali, ossei e nervosi.

Nelle comunità fisicamente grandi di cellule, la maggior parte dei costituenti non è in contatto diretto con l’ambiente. Per necessità, un sottogruppo di cellule si specializzò nella lettura dell’ambiente e nella trasmissione delle “percezioni” alle cellule che si trovavano all’interno. Queste cellule deputate alla gestione delle informazioni divennero il sistema nervoso dell’organismo.

Oggi, singole comunità cellulari possono essere costituite da miliardi di miliardi di cellule. Per esempio, gli esseri umani rappresentano una comunità sociale di 50-70 miliardi di miliardi di cittadini. Ogni cellula umana, come un’ameba, è un’entità libera, dotata di Intelligenza Innata e capace di rispondere appropriatamente al suo ambiente “locale” (cioè al suo tessuto-specifico). Attraverso l’azione del sistema nervoso, ogni singola cellula è anche influenzata da un ambiente molto più esteso, quello con cui si trova in contatto l’intero organismo. 

Una cellula epatica sa come vanno le cose nel nostro fegato, ma, grazie al sistema nervoso, è anche consapevole di ciò che ci succede sul lavoro e nei rapporti personali.

Come viene qui illustrato, le cellule ricevono segnali ambientali attraverso il sistema nervoso centrale. Per l’esattezza, ricevono una “percezione” dell’ambiente quale è interpretato dal cervello “educato”.

Il nostro sistema nervoso cataloga circa quattro miliardi di segnali ambientali al secondo. Il suo ruolo principale è di “leggere” l’ambiente e adeguare appropriatamente i comportamenti di accrescimento e difesa allo scopo di assicurare la sopravvivenza. I sistemi mnemonici si sono evoluti per facilitare la gestione delle informazioni immagazzinando esperienze precedentemente “apprese”. I ricordi, che rappresentano percezioni, sono archiviati secondo che siano funzionali all’accrescimento o che richiedano una risposta di difesa. Nella filosofia chiropratica, queste percezioni apprese costituiscono l’Intelletto Acquisito, che è, per evoluzione, un derivato dell’Intelligenza Innata collettiva.

Come si è detto sopra, l’interruttore tra comportamenti di accrescimento e di difesa, negli organismi unicellulari, è di tipo “digitale”. Una singola cellula può solo muoversi avanti o indietro. Negli organismi costituiti da un gran numero di cellule, i segnali ambientali possono suscitare una risposta differenziata, “analogica”, in cui alcune cellule sono in modalità di accrescimento e altre in modalità di difesa.

Più uno stimolo è importante per la sopravvivenza dell’organismo, più la risposta risultante sarà polarizzata (+ o -). Nell’uomo, gli estremi delle due polarità possono apparentemente essere descritti come AMORE (+) e PAURA (-). L’amore è il carburante dell’accrescimento, mentre la paura lo blocca. Di fatto si può giungere a essere letteralmente “spaventati a morte”.

La percezione delle minacce ambientali sopprime le attività di accrescimento di una cellula e la induce a modificare il citoscheletro adottando una “postura” di difesa. 

La soppressione dei meccanismi di accrescimento permette di conservare energia preziosa, necessaria all’attuazione dei comportamenti di difesa che sono in grado di salvare la vita dell’organismo.

Un simile interruttore sistemico è in funzione nell’uomo, interruttore che blocca i processi di accrescimento e ci prepara per il lancio di una risposta di difesa. 

Questo meccanismo di commutazione è rappresentato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (Hypothalamus-Pituitary-Adrenal, HPA). L’ipotalamo svolge la funzione di percepire e valutare i segnali ambientali. La percezione di uno stress lo induce a secernere un fattore di rilascio della corticotropina (CRF) che, a sua volta, attiva determinate cellule dell’ipofisi, provocando il rilascio di ormone adrenocorticotropico (ACTH) nel sangue.

L’ACTH stimola le ghiandole surrenali a secernere gli ormoni surrenalici. Questi ultimi costituiscono un “interruttore principale” che regola i sistemi di attività di accrescimento-difesa e regola il flusso vascolare in preparazione a reazioni di “resistenza o fuga”. In primo luogo, gli ormoni surrenalici sbarrano l’apporto di sangue ai visceri e lo ridirigono ai tessuti somatici dell’organismo, il quale adotta una postura difensiva. Il ridotto apporto ematico ai visceri implica la soppressione dei comportamenti correlati all’accrescimento. 

In secondo luogo, gli ormoni surrenalici inibiscono direttamente l’azione del sistema immunitario il meccanismo di “difesa” interna.18 La funzione del sistema surrenalico è proteggere l’organismo dalle minacce percepite nell’ambiente esterno. La soppressione da parte del surrene del sistema immunitario ad alto consumo energetico lascia più energia a disposizione del sistema somatico. Di conseguenza, maggiore è lo stress cui si è sottoposti, maggiore la propensione alla malattia.

Gli ormoni surrenalici ridistribuiscono anche l’apporto ematico al cervello, restringendo i vasi sanguigni del proencefalo e dilatando quelli del rombencefalo. Le situazioni di tipo resistenza/fuga sono gestite più efficacemente utilizzando comportamenti riflessi mediati dal rombencefalo. La limitazione dell’apporto ematico proencefalico sopprime il “ragionamento esecutivo” o “logico”, poiché le risposte di tipo cogitativo, più lente, ostacolano in definitiva le reazioni di resistenza o fuga. 

Basti pensare al classico “blocco mentale” in risposta allo stress surrenalico-mediato da esame. Maggiore lo stress, minore l’accrescimento. L’interferenza con l’accrescimento dovuta a stress cronico, conduce alla malattia, al mal-essere, perché l’organismo diviene incapace di conservare adeguatamente la propria vitalità metabolica.

In conclusione, la medicina allopatica convenzionale comincia ora a rendersi conto del fatto che l’espressione genetica, la quale influenza i caratteri dell’organismo, è sotto il controllo dell’ambiente. La postura di accrescimento o di difesa dei tessuti e organi di un individuo è mediata dalla percezione che il sistema nervoso ha del suo ambiente. Ma le percezioni sono convinzioni e le percezioni errate possono potenziare o limitare in modo inadeguato i meccanismi fisiologici dando luogo alla malattia. Il ruolo di percezione e mente sta ormai diventando un punto cruciale dell’assistenza allopatica, alle prese con i misteri dell’effetto placebo e il ruolo dello stress psicosomatico. 

La capacità delle percezioni o convinzioni di promuovere la salute o la malattia è stata originariamente riconosciuta da D.D. Palmer. In chiropratica, infatti, le percezioni costituiscono l’Intelligenza Acquisita che tanto preoccupa e disturba l’Intelligenza Innata. Come egli ebbe a scrivere, “I fattori scatenanti della malattia sono traumi, veleni e autosuggestione”.1D L’autosuggesione (convinzioni personali, soliloquio dell’Intelligenza Acquisita) produce un’”azione autotraumatica rivolta contro qualunque organo o parte del corpo, modificando le funzioni corporee, eccitando o alleviando condizioni morbili mediante processi mentali, indipendentemente dagli influssi esterni”. Quando l’Intelligenza Acquisita percepisce uno stress ambientale, segnala il bisogno di una risposta di difesa. I comportamenti di difesa, mediati dal sistema nervoso somatico, regoleranno la colonna in modo che assuma una postura difensiva. Consideriamo il rapporto tra un possente cane capobranco e un cane di rango inferiore.

Quest’ultimo acquisirà una postura difensiva di sottomissione, testa e corpo abbassati, per evitare di suscitare l’ira del maschio dominante. Dopo avere mantenuto questa postura a lungo (risposta difensiva cronica) la colonna del cane acquisirà evidenti sublussazioni che condizioneranno in modo negativo la sua salute. Una correzione vertebrale allevierebbe tali sublussazioni, ma, se poi il cane tornerà nello stesso ambiente, continuerà a percepire l’esigenza di assumere una postura di difesa. In tali circostanze la mente acquisita del cane impiegherà meccanismi di autosuggestione che riporteranno la colonna alla sua condizione di sublussazione. Oltre alla correzione vertebrale, per restare esente da mal-essere, il cane dovrà dunque cambiare ambiente oppure cambiare le proprie percezioni. Come suggerisce Palmer, il chiropratico deve prendere in seria considerazione il ruolo dell’autosuggestione nel processo di guarigione. Se le correzioni bastano ad alleviare le sublussazioni, i problemi generati da un’Intelligenza Acquisita in errore possono richiedere una “rieducazione” quale mezzo per capovolgere le convinzioni che producono il mal-essere.

Nel 1907, i chiropratici respinsero la filosofia di D.D. Palmer in quanto troppo religiosa o metafisica. Nel tentativo di presentarsi in una veste più “scientifica”, negli ultimi novant’anni, la professione si è gradualmente spostata verso la scienza allopatica.

Oggi, però, gli allopati hanno incominciato a cogliere le verità di Palmer. Se continuiamo di questo passo, saranno presto più “chiropratici” dei chiropratici!

Bruce H. Lipton, Ph.D.

 

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