Ragionamento induttivo

Il ragionamento induttivo fa dal piccolo al grande, dalla parte all’insieme, da uno a tutti.

Se doveste misurare 20 carote e trovaste che sono tutte di lunghezza compresa tra i 15 e i 20 centimetri, potreste concludere che tutte le carote rientrano in quell’intervallo dimensionale. Il procedimento logico utilizzato per trarre tale conclusione è detto ragionamento induttivo. Secondo il filosofo John Stuart Mill, suo principale fautore, utilizziamo il ragionamento induttivo quando concludiamo che "ciò che è vero di alcuni individui di una classe, è vero dell’intera classe, o ciò che è vero in un dato momento sarà vero sempre, in circostanze simili".

 

Questa logica, egli sosteneva, è possibile perché vi è una certa “uniformità” nella natura e ciò consente di trarre tali conclusioni. L’esempio classico usato per illustrare il ragionamento induttivo è il “fatto” che tutti gli uomini sono mortali. Per dimostrare questo "fatto", tuttavia, tutti gli uomini dovrebbero essere già morti. Ovviamente, alcuni di noi sono ancora in circolazione! Come possiamo allora essere certi che uno di noi non vivrà per sempre? Non possiamo. Eppure, attraverso il ragionamento induttivo, possiamo concludere che vi è una probabilità estremamente alta che tutti gli esseri umani siano mortali.

Molte “leggi” scientifiche sono il risultato del ragionamento induttivo – anche se si tratta di una questione di probabilità. L’astronomo Giovanni Keplero, per esempio, annotò la posizione del pianeta Marte in vari punti della sua orbita. Basandosi sul presupposto che le orbite naturali conservano una geometria uniforme, indusse che l’orbita doveva essere di forma ellittica. In effetti, se si dovesse veramente calcolare la posizione del pianeta in TUTTI i punti della sua orbita, risulterebbe che esso descrive un’ellisse quasi perfetta. Nessuno ha mai scoperto un pianeta che non segua questo principio, passato alla storia come “Legge di Keplero” dell’orbita planetaria.

O meglio, nessuno ha trovato un’eccezione finora. Con il progredire dello studio dell’universo, non possiamo sapere con certezza che cosa scopriremo. Altri fatti “scientifici” stabiliti mediante il ragionamento induttivo sono crollati in seguito alla scoperta di un nuovo dato. Il punto debole del ragionamento induttivo, dunque, è il fatto che esso si affida a una conoscenza parziale per trarre conclusioni circa la “verità”. Nel caso della scienza medica, questo punto debole può avere conseguenze dannose, se non tragiche. Quando i ricercatori medici traggono le loro conclusioni su ciò che va bene per TUTTE le persone sulla base di quello che, secondo le loro osservazioni, va bene per ALCUNE persone, corrono il rischio di causare un danno irreparabile a molti.

Prendiamo l’esempio dell’appendicectomia. I medici studiarono a lungo quest’organo curioso, l’appendice, senza riuscire ad attribuirgli alcuno scopo utile. Conclusero, pertanto, che non ne aveva alcuno. Quando si infiammava o comunque dava problemi, si limitavano a tagliarlo via. Ci sono voluti anni alla professione medica per ammettere che il ragionamento era scorretto e cercare altri metodi di trattamento dell’appendicite.

Tuttavia, la scienza medica sostiene ancora a spada tratta altre sue conclusioni, malgrado il fatto che anch’esse siano state tratte tramite il ragionamento induttivo. Di più, si attiene alle “regole” con una rigidità che spesso non lascia spazio alle differenze tra gli individui. Gli scienziati hanno scoperto che la temperatura media dell’essere umano è di 37 gradi Celsius. Se il termometro segna 37,3, diranno che “abbiamo la febbre” e ci somministreranno farmaci per riportare la temperatura alla “normalità”.

Il problema di questo tipo di ragionamento è evidente. Nessuno corrisponde alla perfezione (per altezza, peso e persino per temperatura corporea) al profilo dell’essere umano “medio”. È errato concludere che la temperatura corretta per tutti i membri della razza umana debba corrispondere per forza alla temperatura “media” di un campione limitato di membri di questa razza.

Per i produttori di abbigliamento è evidente da tanto tempo: ogni persona è diversa. Magari tutti avessero esattamente la stessa taglia! Non dovrebbero prendersi il disturbo di fabbricare i loro capi nelle versioni small, medium e large. E anche così, sembra impossibile, a volte, trovare un abito davvero calzante: l’unica soluzione per una vestibilità perfetta è farsi realizzare artigianalmente un capo su misura.

Se andiamo dal sarto e ordiniamo un abito nuovo, qualcuno prenderà esattamente le nostre misure. Ve lo immaginate un sarto che vi dica: “l’uomo medio è un metro e settantacinque di altezza, 80 chili di peso e 86 centimetri di interno gamba. Userò queste misure per rifarle il guardaroba"? Di certo andreste di filato da un altro.

E tuttavia, per il totale affidamento al ragionamento induttivo, la scienza – e in particolare la scienza medica – utilizza diagnosi, rimedi e farmaci "preconfezionati". In altre parole, per realizzare un “guardaroba”, procede d’ufficio usando solo misure “medie”. C’è da meravigliarsi che raramente i loro abiti calzino a pennello?

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