La sindrome parkinsoniana è tra le patologie più diffuse in neurologia, ma non è sinonimo di morbo di Parkinson: i sintomi tipici sono il tremore, l’acinesia (povertà e lentezza di movimento) e l’ipertonia (rigidità), spesso difficile da diagnosticare in quanto l’insorgere della malattia è lento e insidioso e con segni clinici comuni ad altri stati patologici (tipo astenia, affaticamento, dolori diffusi, depressione). Mi è già capitato di ricevere in studio pazienti affetti dal morbo di Parkinson, qualcuno non ancora diagnosticato: in questo caso particolare, la paziente avanzava a piccoli passi e teneva il braccio destro flesso, l’espressione del viso cupa, la firma era una grafia piccola e lievemente disordinata, il tremore alla mano appena percettibile e lamentava lombalgia e podalgia (dolore al piede destro). Consultare il chiropratico le fu d’aiuto, non tanto per il tipo di prestazione che avrebbe ricevuto, quanto per scoprire l’origine dei suoi sintomi e capire che sarebbe stato necessario l’intervento di uno specialista in materia, un neurologo, la cui collaborazione apportò alla sofferente notevoli benefici.

Nel morbo di Parkinson il tipo di lesioni e carenze di tipo chimico riguarda il sistema nervoso centrale (alterazioni della sostanza nera e del corpo striato e riduzione di un neurotrasmettitore, la dopamina), le cui cause sono ancora sconosciute (anche se si sospetta una possibile aggressione di tipo virale, durante l’infanzia, possibile) ;le sindromi parkinsoniane possono derivare invece da tumori cerebrali, intossicazioni, trattamenti farmacologici, processi encefalitici e/o arteriosclerotici, cause vascolari quindi, traumi (soprattutto quelli ripetuti, probabile esempio ne è il famoso pugile Mohamed Ali).

Il tremore è detto comunemente “da riposo” in quanto, oltre ad attenuarsi notevolmente o scomparire durante i movimenti volontari (lo si può osservare chiedendo al soggetto di prendere un oggetto), la riduzione di questo sintomo si osserva effettivamente durante il sonno, cioè a riposo, ed è accentuato invece in caso di stress emozionale o di sforzo intellettuale. Raramente questo tipo di tremore affligge testa e collo (come nel caso del tremore senile). L’ipertonia si manifesta come marcata rigidità cedente a scatti quando si tenta di allentarla (collo, tronco, spalle, ginocchia, anche, ma tutti i muscoli ne sono interessati) e soprattutto a livello dei muscoli flessori (ecco perché il braccio flesso della paziente poteva insospettire), per cui è estremamente faticoso mobilizzare passivamente il paziente, anche perché suo malgrado difficilmente riesce a collaborare. Ciononostante tale condizione non impedisce di realizzare il trattamento chiropratico, il quale viene effettuato come per qualsiasi altro paziente.

L’acinesia si presenta come se il paziente volesse risparmiare ogni suo gesto o movimento (riflettuto e ritardato). L’andatura è strascicata e a piccoli passi. Inoltre la mimica facciale è ridotta (a volte come se in presenza di paralisi), persino la deglutizione, tant’è che uno dei segni associati è l’accumulo incontrollato di saliva nella cavità orale; la grafia è piccola (micrografia) e disordinata, la voce monotona e le parole debolmente articolate. Paradossalmente può capitare di osservare la presenza di movimenti bruschi in determinate condizioni (stress in genere).

È possibile osservare aumento della sudorazione e della secrezione sebacea, così come una sorta di “perseverare intellettuale” nonostante si provi che il paziente abbia torto. Malgrado ciò il soggetto conserva l’integrità mentale (quando non minata da altre condizioni patologiche).

Questa varietà di sintomi non si presenta necessariamente allo stesso tempo.

L’intervento del chiropratico è coadiuvante, associato alle cure specialistiche del caso, nel migliorare, per quanto possibile, la qualità di vita del paziente affetto da questo tipo di patologia, che si manifesta essenzialmente tra i 40 e i 70 anni (ma presente anche in età più giovane), un’età cioè che può essere maggiormente soggetta alle più comuni disfunzioni motorie che, associate alla malattia, ne aggravano sicuramente la sintomatologia. Oltretutto il trattamento chiropratico mira al miglioramento delle trasmissioni neurologiche (oltre che delle funzioni motorie propriamente dette e delle sindromi dolorose) per cui non è escluso, anche se difficilmente dimostrabile, che possa avere ripercussioni a livello centrale per questo tipo di problematiche.

Scritto da: Dr. Cavedoni Elio D.C.

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